Apertura dell’Anno Pastorale 2018-2019

DIOCESI DI TRIESTE

APERTURA ANNO PASTORALE 2018-2019

+ Giampaolo Crepaldi

Cattedrale di San Giusto, 30 settembre 2018

 

Carissimi fratelli e sorelle, predragi bratje in sestre,

1.        In questa domenica dedicata a rinfrancare le nostre forze in vista del prossimo anno pastorale, la Chiesa celebra la Parola. Il senso di questa Giornata fu indicato da Papa Francesco nella Lettera apostolica Misericordia et misera: “…rinnovare l’impegno per la diffusione, la conoscenza e l’approfondimento della Sacra Scrittura: una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio, per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo”. Ringraziamo il Signore per il dono della sua Parola, luce ai nostri passi, e apriamo il nostro cuore al suo ascolto obbediente. Il nostro cammino pastorale deve trovare nel riferimento costante alla Parola di Dio il suo essenziale nutrimento. Parola che richiama la nostra professione di fede nel Signore Gesù per come ci è stata proposta nella prima predica della storia della Chiesa, il discorso di San Pietro di cui abbiamo ascoltato un brano: “Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò fra di voi per opera sua, come voi ben sapete –, dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l’avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l’avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere… Questo Gesù Dio l’ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire… Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!”.

2.        Predragi bratje in sestre, carissimi fratelli e sorelle, illuminati da questa potente Parola, vogliamo ora riflettere sul cammino che ci aspetta per l’anno pastorale 2018-2019. Esso si porrà in continuazione con quello che abbiamo concluso che aveva come tema la preparazione della nostra Diocesi al Sinodo su I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, che si terrà a Roma a partire dal prossimo 3 di ottobre. Nell’anno trascorso ci siamo impegnati – con l’ausilio della pastorale giovanile, di quella vocazionale e di quella familiare che ringrazio sentitamente – a tracciare un quadro della situazione e dei problemi, complessi e difficili, che ruotano soprattutto attorno ai rapporti tra la nostra Chiesa e il mondo giovanile. In questa prospettiva e alla conclusione dell’anno è stato reso pubblico un documento che vi sarà consegnato alla fine di questa celebrazione e che spero vivamente diventi oggetto di lettura e di riflessione nelle nostre realtà parrocchiali, soprattutto nei Consigli pastorali parrocchiali, e nelle realtà associative. Il quadro che emerge non è consolante. Tuttavia, senza cedere a indebite e paralizzanti delusioni, dobbiamo piuttosto cercare con coraggio e fiducia delle risposte adeguate, capaci di coinvolgere tutte le realtà educative, in modo particolare la famiglia.

3.        Carissimi fratelli e sorelle, predragi bratje in sestre, nell’orizzonte delineato dal documento che vi sarà consegnato alla fine di questa celebrazione e che sarà tra poco pubblicato con una mia introduzione e tenendo realisticamente in conto le nostre possibilità e risorse, ho ritenuto che per il prossimo anno ci dobbiamo concentrare su alcuni punti specifici che sono stati individuati come quelli più problematici e quindi più bisognosi di un’attenzione speciale. Mi riferisco alla questione, gravissima, del dopo-cresima, dove, dopo un lungo e impegnativo percorso di iniziazione cristiana, l’abbandono dei ragazzi e delle ragazze evidenza che il sacramento che dovrebbe confermarli in una consapevole testimonianza di fede cristiana è, di fatto, il sacramento che conferma il loro addio. Perché un esito tanto fallimentare? Le risposte a questo quesito sono tante, come sono tante le cause. È ora però di cominciare a riflettere su questa questione e a mettere in moto un’inversione di tendenza. Come? Prima di tutto facendo leva su quello che esiste: mi riferisco alle proposte formative che provengono dalle associazioni che indubbiamente risultano essere più agili nell’intercettare i ragazzi e le ragazze. In questo quadro desidero segnalare il lavoro, fecondo e promettente, del Cammino neocatecumenale. Quello su cui siamo interpellati, a me sembra, deve essere il coinvolgimento delle nostre parrocchie con l’elaborazione di una proposta formativa post-cresima credibile ed efficace, dove, con le famiglie e accanto alle famiglie, ci siano degli animatori parrocchiali preparati nel seguire i nostri ragazzi. La volontà per quest’anno quindi è quella di formare, attraverso delle proposte puntuali e con la collaborazione dei parroci e dei vicari parrocchiali, dei formatori del post-cresima. Sarà soprattutto la pastorale giovanile, quella vocazionale e famigliare a elaborare un piano a questo riguardo con un’attenzione particolare a quello che viene chiamato Dieci comandamenti, che, nella sua fase incipiente, è già avviato in Diocesi. Il punto comunque resta questo: formare una squadra di formatori parrocchiali per il post-cresima.

4.        Predragi bratje in sestre, carissimi fratelli e sorelle, tra pochi giorni si aprirà a Roma il Sinodo dedicato ai giovani che accompagneremo con la nostra preghiera: vogliamo tutti insieme che sia un Sinodo di speranza. Speranza che sta diventando una merce rara, speranza che invece il Papa e la Chiesa vogliono ridare ai giovani. Dunque il Sinodo deve essere l’occasione per ritrovare la speranza della vita buona, del rinnovamento pastorale, della passione per l’educazione. Non una speranza generica, ma quella che giunge a noi dal Signore Gesù come una grazia, che consente ai giovani, in un mondo che sta rubando loro affetti, legami e prospettive di vita, di riscoprire la bellezza della vita a partire da una felice relazione con il Dio dell’alleanza e dell’amore; che consente alla Chiesa, in un momento non facile, di realizzare un autentico discernimento nello Spirito e un rinnovato dinamismo giovanile. Ed infine per il mondo intero, perché tutti gli uomini e le donne possano riscoprire di essere destinatari privilegiati della buona notizia del Vangelo. Poniamo tutto nelle mani di Maria che, giovanissima, con il suo fiat contribuì e cooperò alla salvezza del mondo.